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Questi ultimi giorni qui alla Quisisana di Modigliana sono stati un viaggio davvero speciale. Quando organizziamo un’attività, il nostro obiettivo profondo è sempre quello di creare un ponte: un collegamento autentico che unisca chi è più autonomo e pronto alla sfida con chi vive la propria giornata in una dimensione più protetta, fatta di sensazioni e piccoli momenti di stupore. Abbiamo deciso di mettere al centro il movimento, declinandolo in modi che potessero parlare davvero a tutti, valorizzando le capacità di ciascuno.
Abbiamo iniziato sfidando la mira e la precisione con il nostro “Canestro Colorato”, un’attività che abbiamo articolato su tre livelli per coinvolgere proprio tutti. Il primo livello era un approccio semplice: l’obiettivo era imparare a centrare il cerchio rosso, un bersaglio ben visibile. Poi abbiamo alzato l’asticella con il secondo livello, la competizione: chi faceva canestro per primo? Questa sfida a coppie ha acceso un entusiasmo contagioso. Infine, il terzo livello è diventato un vero esercizio di attenzione: bisognava centrare il bersaglio solo con la pallina del colore indicato. Per chi faticava di più, abbiamo usato i palloncini: leggerissimi e lenti, hanno regalato sorrisi spontanei, come quando qualcuno ne ha dato un colpetto di testa esclamando: «Guarda che colpo di testa, sembro un vero calciatore di serie A!».
Non è mancato il gioco del bersaglio con le palline adesive: lì la concentrazione era massima, anche perché in palio c’erano le caramelle! Vedere la determinazione nel cercare di fare centro, per poi festeggiare tutti insieme con un piccolo premio, è stato un momento di grande gratificazione collettiva.
Poi è arrivato l’appuntamento con lo Yoga della Risata, un momento che tutti attendiamo con gioia insieme a Monica Laghi di Emozioni di Sale e Benessere. Abbiamo trasformato la sala in un piccolo teatro usando un tappeto circolare come se fosse un “tappeto magico”: ognuno di noi ne teneva un lembo e dovevamo passarcelo tra le mani aumentando piano piano la velocità. Quando la “ruota” si fermava, l’ospite che si trovava il cappello appoggiato davanti lo indossava. Quando a un nostro signore è capitato il cappello da marinaio, si è toccato la testa con orgoglio e ha esclamato: «Ma guarda un po’, con questo cappello mi sento di nuovo un marinaio… mi sembra proprio di essere tornato ai tempi in cui andavo a pescare sul fiume!».
Insieme a Monica, abbiamo dedicato momenti preziosi al benessere interiore: seguendo il ritmo del respiro e coordinandoci tutti insieme, ci siamo toccati delicatamente la testa, il cuore e gli occhi. È un esercizio bellissimo che aiuta a ritrovare la propria presenza fisica e a sentirsi “ancorati” nel presente, un modo per dirsi: «Io ci sono, sono qui e sto bene».
Infine, abbiamo trasformato il tappeto in un oceano, facendo rotolare le palline come se fossero barchette: una “burrasca” con la musica veloce e una navigazione placida quando il ritmo rallentava. Tra il canto delle vocali e il movimento armonico di polsi e caviglie, ci siamo sentiti parte di un unico grande gruppo.
Questi giochi non sono solo esercizi; sono momenti in cui l’ansia si scioglie e la dignità di ogni ospite viene celebrata. Lavorare sulla mobilità, sul riconoscimento dei colori e sulla concentrazione significa costruire ogni giorno un ambiente dove ogni gesto contribuisce a nutrire il benessere e l’identità di chi ci è affidato.


















